Cotto di Ogliara naturale
Tutti i formati hanno uno spessore di circa 1.5 cm con tolleranza di 1 o 2 mm trattandosi di cotto fatto a mano
Prezzo esposto del cotto al metroquadro
Prezzo gradini, bombato e torcello intesi al pezzo
Prezzo battiscopa intesi al metrolineare
Descrizione
L’addetto alla preparazione dell’argilla, nelle faenzere della Vietri sul Mare ottocentesca, era chiamato fattore della creta o mastro ’e creta. Al contrario degli altri ceramisti, lavorava all’esterno della fabbrica. Un compito modesto e faticoso, il suo, ma fondamentale: assicurava in ogni stagione dell’anno che l’argilla fosse ben purificata e che il suo impasto fosse omogeneo e senza bolle d’aria impediva, così, assorbimenti eccessivi durante la smaltatura e preveniva il formarsi di crepe nel prodotto finito.>Riceveva l’argilla bionda dalle cave del Monte Stella, trasportata a Vietri su carri trainati da asini. Il mastro si affrettava a frantumare le zolle col mazzuolo di legno.
Gli operai staccavano gli asini e inclinavano il pianale: l’argilla era inghiottita dall’acqua del culuórno, la vasca per la decantazione, dove restava a sponzarsi tutta la notte. Il giorno seguente, il mastro, in equilibrio sul bordo del culuórno, mescolava il fango con una pertica, finché la creta non si scioglieva del tutto. Allora toglieva il tappo sostituendolo con un filtro. Un fiume di fango pigro si adagiava rumoroso nelle vasche adiacenti, costruite in basso. Le vasche erano poco profonde e comunicanti: riempita la prima, era la volta della seconda… Purificata l’argilla, il mastro si calava nel fango. Raccoglieva nel palmo delle mani la creta dal fondo e la sistemava su grossi piatti biscottati che poggiava ad asciugare sui bordi delle vasche. Per ogni porzione d’argilla aveva una carezza che la rendeva liscia e resistente al vento. Ai giorni nostri, il mastro ‘e creta utilizza, come nel caso della Giovanni De Maio, Ceramica Artistica Vietrese dal 1826, macchinari e utensili che accorciano i tempi delle operazioni e riducono la fatica degli operai: silos per conservare l’argilla, laminatoi e impastatrici elettriche per lavorarla, apparecchi per filtrarne le impurità. Ma il risultato finale conserva quella stessa identica bellezza d’altri tempi.
